Una triste vicenda che va avanti da quattro anni. E’ l’ennesima storia di un bambino, in questo caso di nove anni, costretto a vivere in una casa famiglia, lontano dal padre, che vive in provincia di Brindisi e dalla madre, residente a Massafra, in questo periodo affidato al papà ma temporaneamente. «Non è la storia di un bimbo conteso, non posso accettare che venga tirata in ballo la solita conflittualità fra genitori». Dichiara il padre che presenterà ricorso in Corte d’Appello contro il provvedimento del Tribunale dei Minorenni di Taranto che colloca il minore in casa-famiglia. «Dopo il video-choc di Padova sembra sia diventato obbligatorio parlare di genitori conflittuali che si contendono i figli», prosegue il genitore, «ma io non ho alcuna intenzione di “contenderlo” alla madre. Mio figlio ha chiesto protezione, ha lanciato un allarme gravissimo riferendo ripetuti episodi di violenza fisica e psicologica subiti presso l’ambiente materno in cui viveva».

F. C.  spiega di aver ritenuto doveroso verificare la fondatezza delle accuse del figlio prima di intraprendere altre iniziative. «Il bambino è stato ascoltato più volte, prima dai carabinieri della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Taranto, poi da un giudice d’ascolto e poi ha incontrato lo stesso presidente del Tribunale, confermando ogni volta  le prolungate violenze subite, chiedendo di poter vivere col padre ed essere protetto dalla madre. Alla luce delle conferme acquisite in fase di ascolto del minore, il Tribunale dei Minorenni ha quindi emesso un provvedimento di protezione che limita le frequentazione madre-figlio a 3 ore settimanali alla presenza di operatori dei servizi sociali. Il padre quindi, visto che il Tribunale ha stabilito che il bimbo non può più vivere con la madre e può vederla solo in incontri protetti, lo ha iscritto ad una scuola nel centro del Brindisino in cui abita, incontrando difficoltà insormontabili. «A tutt’oggi il piccolo, tra lungaggini burocratiche, nulla-osta negati e iter giudiziari, non ha potuto frequentare nemmeno un giorno di scuola. Stiamo parlando di scuola dell’obbligo, quindi di una violazione dei diritti di mio figlio, come è un suo diritto essere protetto. Io ho provato a proteggerlo tutelando i suoi interessi, con tutte le cautele del caso; il risultato è che, visto che nell’ambiente materno ha subito maltrattamenti, vogliono toglierlo anche a me. A ruoli invertiti, con un padre maltrattante, sarebbe successa la stessa cosa?»

Il papà del piccolo conteso non si dà pace. «La soluzione più giusta non può essere quella di toglierlo sia dall’ambiente materno sia da quello paterno. Nei confronti della madre – sottolinea F. C. –  vi sono delle misure limitative, nei confronti del padre nessuna, ma vengono definiti “conflittuali” così lo si toglie ad entrambi».

 

0 risposte a Figlio conteso non può andare a scuola. La vicenda di un bambino di 9 anni di Massafra

  • Giovanni scrive:

    Questo, perchè si usa fare sempre dell’erba “Tutto un fascio” specie quando si tratta come questo caso ed il mio molto molto simile, quando capita che madri “snaturate” sbagliano, vengono puniti i figli “che non solo non hanno nessuna colpa, ma in più vengono privati dell’affetto di un padre che cerca di proteggerli e/o anche salvarli da situazioni che col passar del tempo chissà come potrebbero finire, ed in più, come se non bastasse, vengono rinchiusi in queste (case famiglie), come punizione, oltre alle violenze od alle sofferenze che già hanno subito, dalla madre. Bisogna che tutti gli addetti ai lavori, Assistenti sociali, Pscicologi, Criminologi ed i Giudici si aggiornassero ed iniziassero a prendere provvedimenti giusti caso per caso, non che alla fine “la mamma è sempre la mamma. Questo perchè la psicologia segue degli standard e tutti i casi, specie quando si tratta della rarità come questi casi, confluiscono sempre alla stessa direzione, come da copione. Mentre se succede al contrario, cioè quando è il padre a trovarsi dalla parte sbagliata, allora, di solito i provvedimenti, rinvenienti dalle RELAZIONI degli addetti ai lavori, sono molto punitivi, urgenti e addirittura prevedono anche subito l’arresto, perchè è un padre.
    Soprattutto oggi, se si facesse un’attento esame ed un resoconto, i casi di madri “non madri degne”, sono molto aumentati, così le cause di separazioni e divorzi, vengono causate dal gentilsesso che continua ad essere difeso, protetto ed anche premiato.
    Spero che questo mio breve commento, sia valutato anche da Lei Gent.mo Avv. Giussani.

  • è assurdo, qui ci sono riscontri contro la madre ed ovviamente non può starci ma con la scusa del conflitto che vedono ovunque mettono il bimbo in struttura per il business enorme che vogliono mantenere gli stessi giudici e ass. sociali alle case- famiglia anche per loro interessi e corruzione, guardi su internet la vicenda dell’istituto il forteto del mugello con i giudici del tribunale dei minori di firenze indagati, un vero schifo sulla pelle dei bambini che soffrono a vivere in un’ambiente non familiare.

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