Ogni anno in Italia si contano 160 mila nuovi separati, 100 mila nuovi divorziati e la rottura di 20 mila famiglie more uxorio: il risultato è di decine e decine di migliaia di bambini contesi, a suon di denunce, ricorsi e istanze. Per la precisione i figli posti al centro del conflitto di coppia nel 2009 sono stati 100.252 quelli coinvolti nelle separazioni (dei quali 66.406 minorenni) mentre 49.087 sono stati i figli coinvolti nei divorzi (in questo caso i minori sono stati 25.495).


L’anello debole nelle vicende di separazione e divorzi sono i figli spesso trattati come merce di scambio da adulti vendicativi che finiscono, spesso inconsapevolmente accecati dalla loro astiosità, per causare ai loro bambini danni difficilmente rimarginabili. Purtroppo spesso si constata che i coniugi si contendono i figli come fossero oggetti da espropriare che vengono usati come armi di belligeranza. I danni subiti dai bambini contesi sono verificabili nelle migliaia di perizie psicologiche depositate nei tribunali e nell´aumento esponenziale del ricorso alla psicoterapia infantile.


I due genitori dovrebbero continuare a seguire serenamente ed in maniera equilibrata e responsabile il percorso educativo dei figli nati dalla propria unione. Invece purtroppo non è così: i figli – soprattutto se minorenni – si trovano a subire gravissimi disagi e traumi psicologici derivanti dalla sconsiderata conflittualità genitoriale e coinvolti , loro malgrado, in deprecabili strumentalizzazioni. Le conseguenze psicologiche e sociali sono le più disparate: si va dai bambini in cura presso gli psicologi a quelli che finiscono per commettere azioni di bullismo Purtroppo spesso il minore è la vittima sacrificale di atti e comportamenti non diretti consapevolmente a danneggiarlo, vittima di una litigiosità instaurata “ nel suo migliore interesse”, ma spesso orientata solo a dare spazio unicamente ad intenti di prevaricazione derivanti da forte astio e conflittualità.


Negli ultimi 10 anni hanno subito morte violenta più di 158 minori; vale a dire che sono morti per conflitti tra genitori a causa di separazioni o divorzi più di 10 bambini l’anno per mano di colui o colei che avrebbe dovuto proteggerlo e aiutarlo serenamente e con affetto nel cammino della sua vita. Ricordiamoci sempre che il minore ha diritto al rispetto della sua peculiare personalità e alla tutela della sua integrità psicofisica.


Ora in questa ottica quale è il compito dell’avvocato matrimonialista? È quello in primis di agire nel pieno rispetto della deontologia professionale e delle proprie competenze, per evitare ogni possibile errore e superficialità. La competenza tecnica, altresì, allontana il rischio di essere strumentalizzati dal cliente e di pregiudicare, da qualsiasi parte ci si trovi, il diritto dei minori. Accadde infatti soprattutto all’inizio di una controversia familiare che il cliente attribuisca al proprio avvocato il ruolo di suo personale giustiziere, una sorta di paladino che saprà porre rimedio alle ingiustizie subite.


Ricordiamo che una delle principali regole della professione forense è quella che impone all’avvocato di mantenere il dovuto distacco e indipendenza, soprattutto quando vengono rappresentate situazioni di grandi drammi in danno di minori, che necessitano di strumenti che favoriscono il dialogo e la collaborazione. Il professionista giammai deve utilizzare i minori a fini strumentali assecondando inaccettabili richieste della parte, ma deve agevolare forme di soluzione del conflitto a tutela dei figli minori.


L’attività dell’avvocato deve essere indirizzata dalla necessità di riportare gli inevitabili contrasti ad un equilibrio e a non alimentare inutili esasperazioni. Ha il dovere di non fomentare conflitti e di intrattenere con la controparte rapporti onesti, franchi e leali. L’avvocato non può e non deve consigliare la parte su come eludere obblighi di natura economica o ostacolare i rapporti tra i figli e l’altro genitore; deve ammonire il proprio cliente, ove necessiti, che i figli non sono merce di scambio, ma soggetti che vanno tutelati, protetti, amati e rispettati e che l’auctoritas genitoriale vuol dire far crescere i propri figli e non imporre loro il proprio arbitrio.


Avv. Margherita Corriere – AMI Catanzaro

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