STRASBURGO – Non solo l’Italia è tra i Paesi europei che spendono di meno per le politiche di sostegno alle famiglie ma è anche un Paese in cui attualmente non sussistono gli elementi necessari a garantire un incremento della natalità. E’ quanto emerge da uno studio condotto dal Consiglio d’Europa sulla base delle informazioni fornite dagli stessi Stati membri sulle politiche adottate nei confronti delle famiglie.


 Lo studio, che raccoglie i dati relativi a 40 Paesi, sarà presentato durante la conferenza ‘Politiche pubbliche a supporto del desiderio di avere figli: fattori sociali, economici e personali’ che si è svolto a Vienna il 16 giugno con la partecipazione dei ministri per la famiglia degli Stati membri dell’organizzazione paneuropea. L’Italia, se si escludono Spagna, Turchia, Polonia e Malta, é il Paese che destina meno risorse alle famiglie, solo l’1,1% del Pil contro l’1,7% del Regno Unito, il 2%, della Germania e il 2,4 della Francia. Paesi che comunque non raggiungono le cifre assicurate da Austria, Finlandia, Olanda, Svezia, Norvegia, Islanda, Lussemburgo e Danimarca che dedicano alle famiglie tra il 3% e il 3,9% del loro Pil.


 Ma gli aiuti finanziari sono solo uno dei fattori che gioca contro la voglia degli italiani di avere figli. A spiegare il basso tasso di natalità italiano (1,32), uno dei più bassi in Europa, sembrano concorrere anche altri fattori. Tra questi la percentuale di donne inserite nel mondo del lavoro ha un peso particolare. Mentre in Italia le donne che lavorano sono il 46,6%, in Islanda, dove lavora il 78,6% delle donne, il tasso di natalità é 2,08. La stessa correlazione si riscontra anche in Paesi come Norvegia, Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Olanda, Francia.


Ma i Paesi con più figli sono anche quelli dove lo Stato assicura servizi adeguati alle famiglie con bambini sotto i tre anni e in cui sempre lo Stato incentiva entrambe i genitori a prendersi cura della propria prole attraverso congedi ben pagati che arrivano anche al 100% dello stipendio. In Italia i servizi dedicati ai bambini al di sotto dei 3 anni, secondo lo studio del Consiglio d’Europa, sono pochi e per i congedi, oltre quello di ‘maternita”, viene garantito il 30% dello stipendio.


a cura di Fulvio Chiocchetti

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