Le casistiche a riguardo sono poche, la madre abusante viene scoperta con più difficoltà, spesso utilizza pratiche camuffate in normali gesti di accudimento, godono di un diverso metodo di valutazione basata sulla credenza che una madre, che ha l’innato compito di proteggere, stia semplicemente prolungando, in maniera non colpevole, il suo ruolo protettivo.


 


La relazione sessuata madre – figlio non si accompagna solitamente ad atti violenti, le sue “forme di abuso” si accompagnano, confondendosi, con normali gesti di cura, amore e pulizia. Sono spesso donne che da bambine hanno subito violenze sessuali, la psicologia ha dimostrato che una delle conseguenze più importanti di un trauma non risolto sia la coazione a ripeterlo. Abusando di minori riproducono la situazione traumatica originaria, mettendo se stesse nella posizione di controllo anziché di  vittima.


 


Le autrici di reati sessuali vengono spesso descritte come persone che non hanno risolto completamente i processi di identificazione e differenziazione con la figura materna, che hanno subito abusi da bambine per lungo tempo. Non sono riuscite a sviluppare una sana e buona identità materna, il loro conflitto si consuma tra il desiderio di diventare una madre buon ed il loro comportamenti che tenderanno a ripetere quella della genitrice o di altro abusante. 


 


Dott.ssa Cesira Cruciani


Responsabile del Centro Studi in Scienze Criminologico Forense

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