L’AMI (Associazione Matrimonialisti Italiani per la tutela delle persone, e dei minorenni e della famiglia) in relazione al tragico episodio consumatosi in data 17 ottobre 2007 nel Tribunale di Reggio Emilia, esprime alle SS.VV. tutta la preoccupazione per la precarietà od inesistenza delle necessarie misure di sicurezza di molti uffici giudiziari italiani, con particolare riferimento al settore civile.


Le cronache e le statistiche degli ultimi anni hanno dimostrato che il 30% dei reati gravi si consuma nell’ambito familiare e molti di essi sono strettamente collegati a procedure separative e divorzili.


Il diritto di famiglia (e quello minorile) sono divenute materie quanto mai complesse e delicate, atteso il vertiginoso aumento del numero di procedure di separazione o divorzio.


Tutto ciò ha sovraccaricato il lavoro della magistratura e dei Servizi Sociali, determinando una pericolosa situazione di stallo che ha prodotto disagi di ogni tipo, primo fra tutti l’eccessiva durata delle cause.


L’incapacità dei Tribunali a far fronte a questo dato emergenziale è inconfutabile.


Le strutture giudiziarie molto spesso sono del tutto incompatibili con la specificità delle procedure familiari.


Sovente, non è rispettato il benché minimo diritto alla riservatezza dei cittadini separandi o divorziandi.


Può accadere che, in una sola mattinata, un solo magistrato sia costretto ad emettere provvedimenti per venti o trenta procedure, innescando meccanismi di frustrazione e sfiducia negli utenti e nei loro difensori.


In molti casi, particolarmente conflittuali, si consumano situazioni incresciose e violente tra i coniugi anche all’interno dei Tribunali o al cospetto dello stesso giudice.


Gli avvocati, spesso, sono chiamati a sedare liti, stante la totale assenza di Forze dell’Ordine, destinate a svolgere funzioni di controllo e di protezione soltanto nel settore penale.


Sono necessari, pertanto, provvedimenti urgenti per scongiurare altri fatti come quello di Reggio Emilia.


Nell’immediato, pur nella consapevolezza che non possono essere effettuate opere strutturali importanti, l’Associazione dei Matrimonialisti Italiani chiede che anche gli Uffici Giudiziari del settore civile siano dotati di dispositivi di sicurezza, come metal detector, impianti di videosorveglianza etc.


Si chiede, altresì, la presenza di Forze dell’Ordine nel corso dello svolgimento di procedure familiari onde inibire forme di pressione e violenza psicologica nei confronti dei soggetti deboli di tali cause, quasi sempre donne e minorenni.


Tali misure debbono peraltro garantire l’incolumità e la serenità di magistrati ed avvocati, anch’essi destinatari della violenza di sconsiderati che, allo stato attuale, possono eludere i controlli e portare con sé armi od oggetti contundenti anche durante lo svolgimento delle udienze.


L’AMI comunica che laddove dovesse perdurare la situazione così come sopra evidenziata, sarà avanzata la proposta, nelle forme di Legge, di un’astensione degli avvocati del settore familiare dalle udienze o di uno sciopero bianco quale unica forma di rivendicazione possibile della classe Forense.


Per tutto quanto sopra, l’AMI, in persona dello scrivente Presidente Nazionale, chiede un incontro con le SS.VV.


Con ossequio.


                                         


                                                                       Avv. Gian Ettore Gassani


 


 


 

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