In Tribunale il reddito diventa pubblico


L’evasione fiscale si colpisce anche divorziando. Il Tribunale di Roma ha infatti assunto la formula destinata a fare scuola, già abituale in altri Paesi come il Regno Unito, della cosiddetta disclosure : significa che ai coniugi contendenti viene ordinato di esibire un profilo completo della propria situazione economica. E non c’è più possibilità di scampo per nessuno. Quanto basta per spingere ancora più coppie a evitare la lite giudiziaria preferendo il divorzio consensuale.



Prima dell’udienza il presidente prende un provvedimento «tipo»: dispone che entrambi i coniugi depositino una «dichiarazione sostitutiva di atto notorio» (le dichiarazioni false sono punite penalmente anche con l’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalle professioni o arti) e qui dovranno essere indicate: a) l’attività lavorativa e tutte le fonti di reddito (retribuzioni, redditi da lavoro autonomo, pensioni, canoni di locazione…); b) redditi netti annui relativi agli ultimi tre anni e redditi netti mensili percepiti negli ultimi sei mesi; c) proprietà immobiliari elencate singolarmente indicando la tipologia (abitazioni, uffici, negozi, terreni edificabili), l’anno di acquisto, l’ubicazione, la superficie e la destinazione (se rimasti nella disponibilità, se abitati da componenti del nucleo familiare, se concessi in godimento a terzi e l’eventuale corrispettivo mensile); d) proprietà di beni mobili registrati e in particolare: autovetture (da elencare singolarmente indicando il tipo e l’anno di acquisto); imbarcazioni da diporto con l’indicazione della tipologia (a vela o a motore) e della lunghezza; aeromobili; e) collaboratori domestici indicando la retribuzione corrisposta; f) spese per mutui e finanziamenti con l’indicazione della rata mensile dovuta, dell’anno di erogazione e della durata, per canoni di locazione, per rette di iscrizione a circoli sportivi o ricreativi, iscrizione di figli a scuole o università private.
Si potrebbe dire quindi che le cause contenziose di separazione coniugale e di divorzio si trasformano in un binario parallelo dove fare lotta all’evasione. Perché anche una moglie, anche un marito hanno nella loro vicenda personale l’esigenza di individuare il profilo della ricchezza del coniuge. Il patrimonio e il reddito sono, infatti, la chiave per determinare gli assegni di mantenimento per il coniuge e per i figli.



E la connessione tra l’interesse pubblico relativo all’evasione fiscale e quello privato delle cause coniugali non può più passare inosservata dopo l’iniziativa del Tribunale di Roma. Individuare, poi, con chiarezza redditi e patrimonio diventa facile quando le entrate derivano da un lavoro, da un impiego, da un’attività fiscalmente evidente, ma molto difficile soprattutto per il coniuge più debole quando ci sono delle coperture, delle intestazioni fittizie che alterano la prospettiva.
È evidente che la sottoscrizione della dichiarazione sostitutiva di atto notorio farà tremare i polsi a tutti coloro che hanno un grande patrimonio, peggio ancora se di sospetta derivazione, e darà invece sollievo e speranza al coniuge più debole che deve chiedere un assegno adeguato per sé e per i figli.
Viene da pensare che per la via traversa della separazione o del divorzio si possa arrivare agli accertamenti della ricchezza e forse qualche coniuge, quando leggerà l’ordine del presidente, avrà la voglia improvvisa di definire in modo consensuale la crisi coniugale. Queste sono le ultime righe del provvedimento del Tribunale di Roma: «Invita le parti a intraprendere prima dell’udienza presidenziale un percorso di mediazione presso i centri presenti sul territorio per “raggiungere un accordo” con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli». 
E anche così ci sarà un risparmio di spese per le parti e per la giustizia.


Cesare Rimini (Socio Onorario AMI)

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