Lussemburgo, 4 giu. (Adnkronos/Aki) – Via libera ‘storico’ dell’Ue a 14 stati europei, tra cui l’Italia, per li’adozione di regole piu’ semplici e con piu’ tutele per il divorzio di coppie formate da coniugi di nazionalita’ diversa. Si tratta infatti della prima cooperazione rafforzata della storia dell’Ue, una procedura resa possibile dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. La decisione e’ stata presa oggi dal Consiglio Ue giustizia a Lussemburgo.


Sui 122 milioni di matrimoni registrati nell’Ue, ce ne sono circa 16 milioni, pari al 13%, in cui marito e moglie provengono da due paesi diversi, oppure vivono in paesi diversi o ancora abitano in un paese diverso da quello di origine. I problemi, pero’, cominciano quando l’amore finisce.


Nel solo 2007 sul milione di divorzi Ue, circa 140.000 (13% del totale) avevano un elemento internazionale. Quale legge applicare allora, e come tutelare gli interessi del partner piu’ ‘debole’ evitando il ‘turismo giudiziario’? Con le nuove norme approvate oggi a Lussemburgo, le coppie potranno scegliere la legislazione nazionale applicabile al loro divorzio, purche’ sia legata alla nazionalita’ di uno dei due coniugi o alla residenza effettiva della coppia.


In caso di mancato accordo o di assenza di accordo tra i coniugi, invece, i giudici potranno decidere in base ad una serie di parametri chiari ed uguali per tutti i 14 stati membri dell’Ue che hanno deciso di cooperare tra loro in materia di diritto di famiglia. Oltre all’Italia, i paesi Ue coinvolti sono Francia, Spagna, Germania, Austria, Lussemburgo, Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovenia, Belgio, Lettonia, Malta e Portogallo. Finlandia e Cipro hanno inoltre manifestato la loro intenzione di inserirsi successivamente nel gruppo


Per esempio, una coppia lituano-svedese residente in Italia potra’ chiedere all’autorita’ giurisdizionale italiana di applicare la legge lituana o svedese oppure quella italiana. Attualmente, invece, il coniuge che puo’ permettersi di sostenerne le spese puo’ ‘correre in tribunale’ in un altro paese dove la legge tutela i suoi interessi a scapito di quelli dell’ex. Con le nuove norme che prevedono una casistica precisa, invece, si impedisce il ‘turismo giudiziario’, garantendo l’applicazione della legge del paese in cui il coniuge si rivolge al giudice o in cui aveva l’ultima residenza con il partner, o ancora del paese in cui entrambi i coniugi provengono.


La legislazione Ue sul divorzio delle coppie ‘internazionali’ era stata proposta dal vicepresidente della Commissione Ue e titolare del portafoglio alla giustizia e cittadinanza Viviane Reding lo scorso 24 marzo. “Migliaia di coppie si trovano in situazioni personali difficili per la mancanza di risposte chiare da parte dei sistemi giuridici nazionali, e in molti casi sono i figli e il coniuge piu’ debole a soffrirne”, ha affermato la Reding, per questo “e’ necessario che i cittadini dispongano di norme chiare”.


Nel giro di appena poco piu’ di due mesi, queste sono state avvallate dalla Commissione del Parlamento europeo competente in materia e oggi dal Consiglio Ue a Lussemburgo. L’ultima tappa della procedura, che salvo imprevisti si trattera’ piuttosto di una ‘formalita”, sara’ la loro ulteriore approvazione in una delle prossime sedute plenarie dell’Europarlamento a Strasburgo.

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