E così il divorzio breve è legge. Non ci posso credere.
Si riducono i tempi dell’attesa e della riflessione. Da tre anni a sei mesi (dodici se si tratta di giudiziale).
Scioglimento della comunione già alla prima udienza.
Pensate. Ci sono voluti dieci anni di inutili discussioni e ripensamenti per arrivare ad una riforma necessaria che altro non è che l’uovo di colombo. Ma la montagna ha partorito il topolino.
Non si creda minimamente che la riduzione dei tempi della separazione (non ho mai capito perché si parla di “divorzio breve” se si riduce la lunghezza della separazione…) sia la panacea di tutti i mali del nostro diritto di famiglia.
È sicuramente un passo avanti. Questo si. Da non enfatizzare e tanto meno da sminuire o, peggio ancora, da maledire.
In questi anni gli italiani – in fondo – avevano già trovato la soluzione: il turismo divorzile.
Sono andati in migliaia all’estero per ottenere facilmente e a basso costo il divorzio superando a piè pari (del tutto lecitamente) l’elefantìaca e ipocrita burocrazia della giustizia familiare italiana.
L’Europa è e dovrebbe essere la casa di tutti, almeno sulla carta lo è. È ridicolo allora vietare qualcosa che puoi avere legittimamente una volta varcato il confine. Ma noi siamo in Italia e noi siamo italiani. Siamo ipocriti da almeno tre millenni. Apprezziamo degli altri popoli solo le stupidaggini e quasi mai le virtù e siamo spesso ottusi conservatori dei nostri mali.
Il diritto di famiglia è il termometro di un Paese e del suo popolo. Quindi – seguendo questo principio – in Italia siamo messi male.
Il nostro diritto di famiglia è ancora parcheggiato su un binario morto in Europa. C’è ancora tanto da fare per far diventare laico il nostro Paese.
Il sentiero che porterà al varo di una normativa a tutela (vera) delle coppie di fatto (etero e omo) sarà tortuoso e forse anche “pericoloso”.
Idem per la creazione del Tribunale per la Famiglia. Altra chimera. Mancano i fondi e gli unici decreti sfornati negli ultimi anni sono a costo zero.
Dunque l’Italia entra a piccoli, timidi passi in Europa anche attraverso il proprio sgangherato diritto di famiglia con questa riforma che mira almeno a ridurre i tempi.
In fatto di qualità e tempi della giustizia nell’UE e nel mondo siamo agli ultimi posti. Lo sa tutto il pianeta.
Un divorzio in Italia, se giudiziale, è stato ( e forse lo sarà ancora) una odissea senza senso. Anche sei gradi di giudizio per due processi per dire “basta”.
All’estero è tutto diverso. Anche in Romania sono molto più organizzati di noi, tant’è vero che tra i tribunali europei più amati dagli italiani in Europa vi è quello di Bucarest. Con tremila euro vai, divorzi e torni. Altro che “divorzio breve”.
Una sera, durante una cena con colleghi di varie nazionalità, nella pausa di un convegno di diritto di famiglia internazionale, quando toccò a me spiegare, con gli interpreti al tavolo, il nostro diritto di famiglia (e i suoi tabù) tutti mi osservarono increduli.
Mi accorsi che, come avvocato italiano, avevo fatto una grandissima figura di merda, insieme al mio diritto di famiglia. Tutti mi guardavano dall’alto verso il basso. Forse pensavano al film “Divorzio all’italiana”…
Stiamo leggendo ( e leggeremo) di tutto di più da una parte del mondo cattolico. Secondo alcuni il divorzio breve sarebbe “un attentato alla famiglia e ai figli”. Gli inglesi risponderebbero :”No words” e Totò :”Ma mi faccia il piacere!”
Io sono cattolico e trovo imbarazzanti certe analisi demagogiche, ipocrite, per non dire irresponsabili di qualche mio compagno di religione.
Mantenere una fase lunga della separazione non salva la famiglia, semmai la distrugge ancora di più. Lo dice la storia, il buon senso e le statistiche.
Quando la separazione durava addirittura cinque anni ha salvato pochissimi matrimoni. Quando non c’è più amore è finita. Ficchiamocelo in testa. Il 98% delle persone che hanno chiesto la separazione non ci hanno “ripensato”.
Quindi?
All’estero lo hanno capito prima di noi.
Un processo lungo sfibra, alimenta l’odio dei genitori davanti ai figli, può portare a gesti violenti, moltiplica le spese e il disagio sociale. L’attesa uccide.
Pensiamo di salvare la famiglia allungando i tempi del calvario?
Lo sanno tutti che non è così. Allora perché incaponirsi pervicacemente a sostenere tesi tanto strampalate? Spirito di contraddizione gratuito? Ordini di partito o scuderia? Cosa?
Siamo un paese in cui si è registrato un calo spaventoso dei matrimoni. Nel 1974 furono 430.000, nel 2013 appena 200.000. Questo non vi dice niente?
Non si attua da decenni alcuna politica sociale per aiutare i giovani a sposarsi e a condurre il loro matrimonio in modo sereno dal punto di vista economico.
Ottenere un mutuo o disporre di soldi per pagare un affitto nelle grandi città è roba da ricchi. I figli costano più del mutuo e la mortalità supera la natalità. Siamo come i cinesi, un figlio per coppia…
Mancano gli asili nido, manca l’inserimento professionale dei giovani laureati (e non) a spasso. Manca il Welfare, manca tutto. Solo l’ipocrisia abbonda.
Non si muove una foglia per incentivare il matrimonio, mentre aumentano le famiglie di fatto, anch’esse lasciate al loro destino.
Davanti a questo marasma sociale c’è chi ha il coraggio barbaro di dire che sia la riduzione dei tempi del divorzio a massacrare il matrimonio e la famiglia in Italia.
Da cattolico, da avvocato di famiglia, sono fieramente agli antipodi di certi “portavoce”. Pensassero e parlassero per loro ma non tutto il mondo cattolico che sui grandi temi non si comporta come un gregge fanatico.
Se così non fosse nel 1974 il referendum avrebbe di sicuro abrogato il divorzio. Siamo ancora incartati nelle italiche ipocrisie.
Penso invece che quando la famiglia entra nella tragica fase patologica debba poter usufruire soprattutto del sostegno psicologico attraverso aiuti esterni per superare ogni criticità, per evitare dolore, per prevenire tragedie.
Lo Stato deve farsi carico di questo. Ridurre i tempi del processo. Questo si. Ma dedicare tempo e risorse alle famiglie in crisi, tra cui la mediazione familiare o altre misure di sostegno.
Il Tribunale per la Famiglia, come ho già accennato, dovrà essere la prossima tappa.
Non basta velocizzare i tempi. Occorre elevare la qualità della giurisdizione.
Non se ne può più di magistrati tuttologi e nemmeno degli altri addetti ai lavori “tutto fare”.
Velocità e qualità insieme. Sempre.
Se manca una delle due componenti restiamo nel caos. E poi pensare al post separazione e monitorare la vita delle famiglie, aiutarle, evitare genitori clochard e mense dei poveri. Così si aiuta la famiglia, non con gli slogan.
Da cattolico “dissidente” spero che la tutela della famiglia sia al primo posto dell’agenda politica del Governo, sia per salvaguardare l’unità della famiglia sia per lenire il dolore delle famiglie disgregate. Ma di tutte le famiglie, anche quelle non legate in matrimonio.
Non tutti gli apostoli erano sposati.

Roma, il 23 aprile 2015

Avv. Gian Ettore Gassani
Presidente Nazionale AMI

2 risposte a DIVORZIO BREVE: TRA SPERANZE E IPOCRISIE

  • Salvatore Maccarrone scrive:

    Mettiamo mano a regolare l’affido dei figli minori. Il comportamento dei giudici è contrario all’art. 3 della Costituzione. Questi senza procedere ad alcuna indagine affidano i minori sempre alla madre ancorché il padre è disposto a tenerli, senza oneri per la madre, e con il medesimo stanno meglio che con la madre. Alcuni giudici evitano di scrivere nel decreto anche la richiesta paterna di tenere il figlio minore.In questo modo oltre ad operare contro la legge operano in mala fede deviando anche le informazioni della statistica. Altri ancora per non affidare il figlio al padre caricano questi di tali e tanti oneri, da condizionarlo e ridurlo nell’impossibilità di prelevare il figlio. Ciò sopratutto quando c’è distanza tra residenza materna e paterna. Inoltre, non si interviene presso l’eventuale scuola o asilo che non danno, malgrado richiesti, informazioni al padre sul figlio ponendosi in una posizione di complicità con la madre. Tale situazione si verifica anche nell’inerzia degli informati servizi sociali. Il fatto che la madre impedisce al figlio di usare Skype per non sentirsi e vedersi con il padre cui comunque non dà notizie sul figlio e ciò malgrado il padre versi un assegno per il figlio, che la madre spende incontrollata, di 600.00 o 400.00 euro al mese . Madre lavoratrice e stipendiata come il padre. Questa vergogna è ora di farla cessare. Non può togliersi ad un padre il figlio, il frutto del proprio lavoro, e conseguentemente la dignità e il programma e speranza di vita. Una simile cosa, profittando del fatto che il figlio sia tenuto come ostaggio, costituisce un comportamento degno del più basso dei delinquenti ed il fatto che lo compiono organi riparati dallo Stato è ancora più vigliacco, ma quando mai un cittadino a fatto un patto simile con la magistratura stante che molto e deviato da qui e non dalla legge proviene?

  • Grazie! Sono perfettamente d’accordo con te e dove la mettiamo la “Responsabilità genitoriale ” e i conflitti e il lutto della separazione e così salvaguardia mo i minori . Noi andiamo avanti non molliamo dove la mettiamo la Mediazione Familiare e gli anni che tu hai combattuto e anche io sono 17 anni e non mollo un abbraccio gabriella vigliar presidente Associazione Europea Mediatori Familiari

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