L’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani (AMI) dichiara la propria solidarietà e vicinanza alla Lega Italiana per il Divorzio Breve, ritenendo assolutamente indispensabile la calendarizzazione della discussione sul disegno di legge n. 749 approvato dalla Commissione Giustizia della Camera il 29 marzo scorso. Il Presidente dell’AMI ha sottolineato come l’Italia abbia urgente bisogno di fare un salto di qualità per quanto concerne 

 

il Diritto di famiglia e le sue riforme urgenti (Tribunale per la Famiglia, patti prematrimoniali, mediazione familiare, specializzazione dei giudici e degli avvocati ecc.), ma di sicuro la svolta improrogabile è quella relativa alla riduzione dei tempi per poter chiedere e ottenere il divorzio: da tre anni ad un solo anno; due anni nel caso di presenza di figli minorenni.

Nel nostro Paese, per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio (divorzio), il cittadino deve sottoporsi al vaglio di due distinti processi: la separazione prima e il divorzio dopo, con due distinte parcelle da pagare e tempi biblici da rispettare. In gran parte dell’Europa, fatta eccezione per Polonia, Malta, Italia e Irlanda del Nord, la fase della separazione non esiste più o è una libera scelta dei coniugi, mentre il divorzio si ottiene in tempi brevissimi (da 3 a 12 mesi in media). In Italia ci vogliono 7 anni in media ma anche 12 in caso di processo in appello e cassazione. La normativa vigente stabilisce che, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale nella procedura di separazione personale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale. Solo a partire da tale momento è possibile instaurare il giudizio per ottenere il divorzio. La legge sul divorzio breve incide proprio sulla durata del periodo di separazione ininterrotta, che viene ridotto da tre anni ad un anno. Viene inoltre introdotta una specifica disposizione, relativa all’ipotesi di presenza di figli minori: in questo caso il termine è di due anni.

A conferma della impellenza di una riforma dell’istituto del divorzio è il sempre più crescente fenomeno del cd. «turismo divorzile», il quale rappresenta la riprova che le leggi internazionali consentono ai nostri connazionali di rivolgersi al giudice straniero per ottenere in pochi mesi e a basso costo il divorzio all’estero, valido ed efficace in Italia. Se, pertanto, il legislatore italiano continuerà a ignorare le istanze di milioni di cittadini si assisterà sempre più a un esodo di massa di italiani che si rivolgeranno alle giurisdizioni straniere per esercitare il diritto di sciogliere il proprio matrimonio in tempi civili e ragionevoli.

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