“Approvata la legge sulla parificazione tra figli legittimi e naturali, è arrivato il momento che l’Italia si allinei con il resto dell’Europa anche sul trattamento giuridico delle unioni civili, essendo diventata ormai intollerabile la frammentarietà e approssimazione delle norme in materia nonché la tendenza conservatrice ad interpretare la convivenza come disimpegno e scelta di instabilità”, così l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani, offre uno spunto di sensibilizzazione e di dialogo a livello istituzionale.

 

E spiega: “La Corte di Cassazione sta cercando di colmare i vuoti normativi dell’ordinamento italiano al fine di elevare il livello sia  giuridico che culturale del nostro Paese. E se da piazza Cavour è giunto il sì al risarcimento del convivente in caso di decesso dell’altro per incidente stradale, alla rilevanza della convivenza prematrimoniale ai fini della ripartizione della pensione di reversibilità tra ex coniuge e coniuge superstite, al diritto del convivente di trattenere le somme spontaneamente elargite dall’altro, la Corte Costituzionale ha invece sancito l’illegittimità costituzionale del primo comma dell’art. 6 della cosiddetta legge dell’equo canone  nella parte in cui non prevede, tra i successibili nella titolarità del contratto di locazione in caso di morte del conduttore, il convivente more uxorio. E non solo.

 

“La equiparazione del convivente al coniuge – afferma il matrimonialista – ormai è vigente  in tema di amministrazione di sostegno e agli effetti anagrafici, nella legge 40/2004 per cui possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, nella legge 54/2006 in tema di affidamento condiviso, in materia di adozione, consentita anche quando i coniugi abbiano convissuto in modo stabile e continuativo prima del matrimonio per un periodo di tre anni”.

 

“Eppure – sottolinea il presidente dell’AMI – in Italia ancora manca una regolamentazione organica ed unitaria delle unioni civili, quasi che il riconoscimento di una disciplina chiara e comunitaria sia la minaccia di un qualcosa di male da venire anziché la conseguenza naturale del diritto costituzionalmente garantito di esprimere la propria personalità in una formazione sociale. Così il convivente continua a non avere accesso alla pensione di reversibilità né gli viene riconosciuto alcun diritto successorio, per non parlare di tutti gli altri svantaggi relativi alle detrazioni fiscali. Da non dimenticare il dato statistico che in Italia sono censite almeno un milione e mezzo di coppie di fatto e che un bambino ogni cinque nasce fuori dal matrimonio (120.000 all’anno).”

 

E con uno sguardo all’Europa: “La maggioranza dei Paesi dell’Europa occidentale ha già adottato misure volte a tutelare giuridicamente le coppie di fatto, stante anche l’assoluta incoerenza di prevedere garanzie per i figli nati fuori dal matrimonio ma non per i loro genitori”.

 

“Nella mia esperienza professionale ed umana – racconta l’avv. Gassani – la convivenza more uxorio e la famiglia di fatto sono vissute come potenziale luogo di arricchimento della personalità e non di anarchia, in cui determinate regole sarebbero ben accette. Se i conviventi, infatti, rifuggono per antonomasia diritti, doveri e burocrazia matrimoniale, è pur vero che dovrebbe essere assicurata a prescindere una tutela in ordine agli aspetti fondamentali della vita in comune, laddove vi è quasi sempre un convivente forte ed uno debole o eventi improvvisi tali da sconvolgere gli equilibri presenti”.

 

Ancora: “Nell’inerzia del legislatore alcuni Comuni e Regioni hanno preso iniziative per il riconoscimento delle coppie di fatto, ma  a fronte di circa 2 milioni di italiani che convivono more uxorio, il “fai da te”dei meri patti di convivenza non è più tollerabile. Per questo motivo l’AMI, dopo la battaglia vinta sulla equiparazione tra figli legittimi e naturali, ora punta i riflettori sull’esigenza di una innovazione legislativa in favore delle unioni civili”.

 

“Sarà presentato nei prossimi giorni alle Commissioni Giustizia del Senato e della Camera –  annuncia l’avv. Gassani – un progetto di legge sulla istituzione della carta dei diritti e doveri delle coppie di fatto. Lungi dal confezionare un doppione del matrimonio, questo documento tenderebbe a tutelare le famiglie conviventi  more uxorio da almeno cinque anni e con figli, prevedendo per esempio il diritto agli alimenti in favore del convivente più debole in caso di rottura del rapporto – ferma restando la prova di aver dato un sensibile contributo alla crescita economica e professionale dell’altro – e la pensione di reversibilità nell’ipotesi di convivenza stabile more uxorio di almeno dieci anni”.

 

Infine una constatazione: “Gli italiani sono profondamente cambiati negli ultimi anni e il legislatore deve fare i conti con la nuova realtà. Nel nostro Paese si creano ogni anno migliaia di nuove famiglie di fatto che hanno una struttura complessa (mettono al mondo figli, fanno progetti a lungo termine, condividono il mutuo) del tutto sovrapponibile a quella delle coppie legate in matrimonio. Per molti si tratta di una convivenza obbligata, dati i tempi biblici per ottenere il divorzio, per tanti altri di una scelta di vita. In questa società che cambia non vi è una sola ragione plausibile perché lo Stato non debba proteggere ogni tipo di famiglia, senza per questo svuotare di significato il matrimonio, la cui stessa solidità e indissolubilità sono ormai un lontano ricordo”.

0 risposte a Coppie di fatto: quando la giurisprudenza supera la legge (italiana) – Pronto uno studio dell’AMI per il riconoscimento delle coppie di fatto

  • Rosario scrive:

    Grande è l’iniziativa, del Presidente AMI, avv. Cussani, anche se sono pienamente convinto che, il tutto si rinvia a dopo le elezioni, sono fiducioso che esiste un impegno politico di Bersani, sul piano dei diritti, sempre se dovesse vincere le elezioni. In caso contrario, non credo che esistono possibilità. se non si rottama tutta la classe politica attuale, incapace e bigotta. Comunque, penso che avv, Presidente Cusani, dovrebbe allargare la vertenza con altre associazione di diritto per fare fronte comune ed arrivare se possibile al risultato sperato. Cordialmente

  • Larysa Khoma scrive:

    Sono una donna ucraina che avuto la convivenza con un uomo italiano , da qvesta relazione e ~ nata figlia. Dopo un po di tempo i relazione entrata in fase di crisi. Il papa di mia figlia lashiato noi sensa casa da abbitazione ( mentre ci siamo state in altro posto ,per qvestione di lavoro mio ,la figlia anche stata con me a casa di signore che ho asistito) il papa svotato la casa in affito , e cosi io e la mia figlia ci siamo rimasre sensa tetto. Vorrei sapere, io e la mia figlia(riconoshiuta dal padre) abiamo qvalche diritto avere una piccola stanza o casetta per stare in Italia? Adesso io e la mia figlia stiamo state costrette andare in Ucraina . Il padre dichira che la figlia ha abitazione- la casa di ei nonni, dove abita il papa, ma per la mamma posto nn c e`.La mamma pratticamente e` stata aprofittata come madre surogata, e poi -butata. Una bella scema per nn andare al estero per fare adozione, o usare servizii dei centri reproduttivi?! Vorrei sapere il miei diritti, se e` possibile. Sono stata 12 anni in Italia, sono in regola con i doccumumenti.Grazie! Larysa Khoma.

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