Anche se disoccupato, il genitore non è esente dal pagare il mantenimento dei figli. È quanto statuito dalla  Corte di Cassazione nel rigettare il ricorso presentato da un uomo di Brindisi. Il padre separato, un giovane che lavora solo saltuariamente con contratti precari, ha chiesto ai giudici di poter versare il contributo dovuto ai figli solo nei periodi durante i quali è attivo professionalmente. Oltre a ciò, il ragazzo ha chiesto che venisse ripristinato l’assegno in suo favore.


La vicenda giudiziaria ha avuto inizio nel 2006, quando il Tribunale di Brindisi aveva esentato il padre dal mantenimento dei figli. Già nel 2007, la pronuncia era stata ribaltata: la Corte d’appello di Lecce, dopo aver accertato la condizione lavorativa dell’uomo, assunto con contratto a tempo determinato, lo ha obbligato a elargire un contributo mensile di 300 euro per i figli, affidati all’ex moglie.  Il padre precario ha deciso di ricorrere alla Suprema Corte sperando di tornare a essere esentato. In secondo grado, sosteneva l’uomo nel presentare ricorso, “non erano state prese in considerazione le informative dalle quali emergeva che nel periodo considerato era disoccupato”. Ai giudici del Palazzaccio le motivazioni del giovane non sono bastate: “Non è sufficiente allegare uno stato di disoccupazione”, si può leggere nella sentenza. È necessario, infatti, verificare anche la possibilità del coniuge richiedente l’esenzione di collocarsi o meno utilmente, in relazione alle proprie attitudini, nel mercato del lavoro. La Cassazione, dunque, ha trovato rilevante per questa pronuncia la volontà dimostrata dal ricorrente. I giudici hanno sottolineato l’importanza dell’analisi delle circostanze del caso concreto per arrivare a una valutazione della richiesta, ritenuta in questo caso inammissibile. La Prima sezione civile ha precisato che  il giovane separato, anche se solo occasionalmente occupato, deve contribuire al  mantenimento della prole.


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