(ANSA) – ROMA, 12 GEN – Nessuna giustificazione per i genitori che maltrattano i figli, con atti violenti, per ritorsione verso il coniuge nell’ambito di un rapporto matrimoniale travagliato e giunto alle battute finali. Lo sottolinea la Cassazione – sentenza 250 – confermando la condanna penale per una madre calabrese che inveiva sul figlio minorenne. La donna – Elisa L. R., di 50 anni – ha chiesto ai supremi giudici di essere assolta in quanto le angherie alle quali sottoponeva il ragazzino, ha sostenuto nel suo ricorso alla Suprema Corte, erano scusabili dal momento che le relazioni dei consulenti avevano descritto sia lei sia il marito come portati a “strumentalizzare i figli, usati nella crisi coniugale per scopi vendicativi nei confronti del coniuge”. La Cassazione non ha voluto sentire storie e ha convalidato la condanna (la cui entità non è nota) rilevando che sebbene le consulenze abbiano evidenziato gli “aspetti disturbati di entrambi i genitori della vittima”, i maltrattamenti sono provati dalle testimonianze del minore e dei suoi insegnanti e sono stati realizzati da “consapevole malafede, con ingiurie, umiliazioni, minacce e ripetute violenze”.  (ANSA).

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