“I figli non sono proprietà esclusiva dei genitori”. Caso Anna Giulia: “Padre e madre garantiscano sulle loro capacità genitoriali”. 5 mila bimbi affidati ogni anno alle case famiglia

In merito alla triste vicenda di Anna Giulia, la bimba di
cinque anni di R. Emilia rapita dai genitori da una casa
vacanza, l’Ami intende replicare ad una serie di
considerazioni forvianti che sono state espresse in
relazione al rapporto genitori-figli ed al suo significato
giuridico e morale.

“Non c’è nessuna norma o legge che sanciscano la
‘proprietà esclusiva’ dei figli da parte dei loro
genitori biologici. I minori sono, innanzitutto e
soprattutto, sotto la tutela dello Stato e dell’intera
comunità. La potestà genitoriale (che qualcuno ancora si
ostina in modo maschilista a definire ‘patria
potestà’) è un solenne dovere/potere dei genitori in
favore dei loro figli: essa può essere revocata in
qualsiasi momento dal giudice ogni qualvolta si realizzano
fatti negativi per la crescita psico fisica dei bambini.
Dunque la potestà genitoriale altro non è che una sorta
di assunzione di responsabilità che lo Stato concede in
prestito ai genitori”, argomenta Gian Ettore Gassani,
presidente nazionale Associazione Avvocati Matrimonialisti
Italiani.

“Nel nostro Paese – continua – purtroppo si ritiene che
i figli siano di proprietà dei genitori e che nessuno
possa interferire in tale rapporto. E’ evidente che
c’è una grande confusione tra gli italiani ed anche tra
alcuni famosi giuristi. In Italia i figli vengono affidati a
terzi (case famiglia o parenti fino al quarto grado) molto
frequentemente. Anche un’aspra conflittualità tra i
genitori può giustificare l’adozione di provvedimenti
ablativi o sospensivi della potestà genitoriale ed il
conseguente allontanamento del minore dalla casa familiare.
Tale sorte è toccata anche a molti figli di genitori
appartenenti a ceti sociali medio alti, segno questo che la
giustizia minorile non adotta provvedimenti così gravi
soltanto nei confronti di famiglie con tossicodipendenti o
che versano in situazioni di degrado socio-economico”.

Si calcola che ogni anno, circa cinquemila bambini vengano
affidati alle case famiglia e tolti temporaneamente ai
genitori.

L’elemento di criticità, tuttavia, può essere
individuato in una carenza di strutture adeguate e di
preparazione e sensibilità di alcuni operatori che
dovrebbero lavorare nella direzione di un concreto recupero
dei rapporti tra i genitori ed i loro figli affidati a
terzi. Inoltre i tempi lunghi delle procedure minorili
finiscono con l’aggravare situazioni e rapporti molto
difficili. Il caso di Anna Giulia non è isolato. Spesso vi
sono state azioni di forza da parte dei genitori spodestati.

“Pur nel rispetto del dolore dei genitori di Anna Giulia
– conclude Gassani – l’Ami ritiene che la soluzione
all’intera vicenda debba essere caratterizzata dalla
volontà di questi ultimi di offrire garanzie concrete per
poter esercitare il diritto-dovere di genitore”.

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