Nel 2016, nei tribunali, sono stati definiti 67.574 divorzi, con un balzo del 15,4% rispetto ai 58.581 dell’anno precedente, quando allo scoccare del secondo semestre entrò in vigore la nuova normativa “accelerata”. Va ricordato che questi numeri non esauriscono il totale dei divorzi verificatisi perché si riferiscono alle sole procedure, consensuali o contenziose che siano, consumate in tribunale: l’Istat, che invece calcola anche gli iter alternativi, cioè dall’avvocato o davanti al sindaco, ha registrato nel 2015 oltre 82mila divorzi.
Tornando ai dati 2016, considerato che per l’intero anno solare la velocità di immissione dei procedimenti è stata 5-6 volte più accelerata rispetto al vecchio regime (perché oggi è possibile divorziare entro 6 mesi dalla separazione, in luogo dei tre anni richiesti prima, o in 12 mesi se non c’è accordo tra gli ex coniugi quando prima ci volevano anche 5 anni), nel 2016 sono confluite le decisioni di molti fascicoli che con la vecchia tempistica sarebbero stati definiti nei 2-4 anni successivi. Non a caso l’effetto trascinamento riguarda anche le pendenze nei tribunali, che salgono del 10,3% rispetto al 2015 (61.158 contro 55.470).

La nuova geografia dei divorzi. Boom con le nuove regole

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