ROMA – Ci si sposa meno e ci si lascia di piu’ in Italia. A rivelare il calo delle nozze e la dissolubilita’ delle unioni, in aumento soprattutto al Sud, e’ l’ultimo rapporto Eures. Un’indagine che, oltre a confermare la costante crescita dell’eta’ media degli sposi (salita negli ultimi 3 decenni di 7 anni tra gli uomini e di oltre 5 tra le donne), rivela un aumento di matrimoni civili, seconde nozze e mogli straniere.


Il numero dei matrimoni in Italia negli ultimi 30 anni (1975-2005) segna una costante diminuzione (-32,4%, con un decremento medio annuo dell’1,1%), passando da 373.784 nel 1975 a 250.974 nel 2005. Il dato relativo rimane costantemente piu’ elevato nel Sud. Napoli e’ la provincia d’Italia in cui ci si sposa di piu’. In seconda posizione si piazzano Roma e Crotone, ma il risultato della Capitale sembra derivare anche dal ‘turismo matrimoniale’, ossia la scelta dei non residenti di sposarsi nella citta’ eterna.
Se nel 1975 il 91,6% delle coppie sceglieva il matrimonio con rito religioso (contro appena l’8,4% che optava per il civile), questo valore scende al 67,6% nel 2005, quando i matrimoni celebrati con rito civile raggiungono in Italia l’incidenza massima del 32,4%, pari a circa un terzo del totale. Al Sud, tuttavia, il rito civile rimane nel 2005 ancora nettamente minoritario(19,5%).
L’incremento dei divorzi, dell’eta’ media, della qualita’ della vita e, in generale, il forte cambiamento culturale hanno determinato un significativo aumento dei secondi matrimoni, che passano da un’incidenza pari al 2,9% del totale nel 1975 al 7,1% nel 2003. Le donne risultano meno propense a contrarre un secondo matrimonio (6,6% rispetto al 7,7% tra gli uomini). Aumentano le seconde nozze tra i divorziati mentre calano quelle dei vedovi. L’eta’ media del secondo ‘si” nel 2003 si attesta sui 45 anni.
E’ salita al 10,5% l’incidenza dei matrimoni con almeno un coniuge non italiano rispetto al 4,3% del 1995. La percentuale piu’ alta si registra nel Centro e nel Nord, con uno scarto di oltre 10 punti rispetto al Sud.


Nella maggior parte dei casi si tratta di uomini italiani che sposano donne straniere.


Nel  2003 (ultimo dato disponibile) i matrimoni celebrati in regime di separazione dei beni raggiungono il 54,3%, a fronte del 45,7% di quelli celebrati in comunione. Al Nord l’incidenza piu’ elevata mentre ancora prevalenti risultano i matrimoni in regime di comunione dei beni nel Sud (54,6%); e’ tuttavia proprio quest’area a segnare l’incremento piu’ consistente dei matrimoni in regime di separazione, con una crescita di oltre 12 punti percentuali tra il 1998 e il 2003.


Dal 1995 al 2004, si osserva una crescita consistente sia delle separazioni (+59%), sia dei divorzi (+66,8%) ed e’ il Sud a registrare l’incremento piu’ consistente, pur rimanendo l’indice di divorzialita’ inferiore a quello del Centro-Nord. Ampliando l’osservazione agli ultimi 3 decenni, in Italia il numero delle separazioni aumenta del 300%. Complessivamente nel 2004 si contano oltre 128 mila separazioni e divorzi, cioe’ 352 sentenze al giorno, pari a piu’ di una ogni 4 minuti. Confrontando i due dati nel corso del 2004, emerge che mentre 100 coppie si sposano, complessivamente altre 51,2 si separano o divorziano. La crisi arriva in genere tra il terzo e il quinto anno di matrimonio e ci si lascia senza ripensamenti, non per colpa ma per intollerabilita’. Quanto ai figli, in oltre l’80% dei casi la madre ottiene l’affidamento, ma sono in crescita gli affidamenti congiunti.
Analizzando l’esito dei matrimoni celebrati negli anni Settanta e Ottanta, meno di 15 ogni 100 si sono chiusi con la separazione, ridimensionando percio’ l’allarme sull’incapacita’ generalizzata della relazione matrimoniale di rispondere alle esigenze materiali e immateriali degli individui. Piu’ a rischio risultano i matrimoni celebrati con rito civile, che registrano una incidenza di divorzi decisamente superiore.


(Fonte Ansa)


 

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