Per i trasferimenti immobiliari sarà necessario rivolgersi a un professionista. L’ha comunicato il presidente del tribunale. L’ira degli avvocati: «Aumentano i costi»

Dall’1 gennaio, il Tribunale di Bologna non recepirà più gli atti di trasferimenti immobiliari fatti all’interno di separazioni e divorzi consensuali. Il che significa che chi durante un divorzio vuole intestare la casa alla moglie o al figlio, o registrare i passaggi di proprietà legati alla separazione, sarà obbligato a farlo da un notaio, con tutte le spese che questo comporta. Mentre prima, facendolo all’interno della separazione consensuale davanti al Tribunale, era esente da tasse.

 

IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE – La novità, stabilita dal presidente del Tribunale di Bologna Francesco Scutellari a fine novembre e motivata con un carico di lavoro diventato «insostenibile» rispetto alle «sempre minori risorse di personale», ha fatto andare su tutte le furie il presidente dell’Ordine degli avvocati, Sandro Callegaro, che nei giorni scorsi ha scritto al Tribunale una lettera di «rammarico e disappunto», chiedendo di sospendere subito il provvedimento e avviare un tavolo congiunto per risolvere il problema. A maggior ragione visto che le novità introdotte da Scutellari contraddicono un protocollo firmato solo nel maggio scorso.

LE MOTIVAZIONI – Di fatto, il decreto di Scutellari stabilisce che i trasferimenti immobiliari concordati nell’ambito di divorzi e separazioni consensuali «non potranno più essere omologati o comunque recepiti dal Tribunale». Questo per i procedimenti iscritti dal primo gennaio in poi. Per i procedimenti iscritti prima, invece, il Tribunale recepirà i trasferimenti immobiliari «solo se vi sia l’impegno, assunto dai difensori, di provvedere a loro cura alla trascrizione degli accordi in questione». Insomma, a trascriverli ci devono pensare i legali perchè i cancellieri (che lo hanno fatto fino a oggi) non possono più farlo: sono troppo pochi e troppo oberati di lavoro. Il decreto di Scutellari che cambia le regole è datato 28 novembre. Ma solo il 23 maggio scorso era stato firmato un articolato protocollo, frutto di un lavoro svolto all’interno dell’Osservatorio sulla giustizia civile a Bologna. Al testo, relativo a procedimenti per cause in materia familiare, avevano lavorato «avvocati, magistrati, cancellieri e notai», ricorda Callegaro, con l’obiettivo di «armonizzare e concordare prassi e procedure per rendere più agevole il lavoro senza aggravio di ulteriori costi per i cittadini».

Corriere di Bologna

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