La coppia di Cogoleto si rifiutò di riconsegnare alla Bielorussia Vika avuta in affidamento temporaneo
Il Tribunale aveva deciso il rimpatrio ma i coniugi Giusto avevano nascosto la piccola in Valle D’Aosta


I coniugi Giusto, ‘genitori affidatari’ della bimba bielorussa Vika, da loro “rapita” per evitarne il rientro in patria, sono stati condannati a otto mesi ciascuno nel processo d’appello. In primo grado erano stati assolti insieme agli altri cinque imputati.

Oltre ai due affidatari Alessandro Giusto e Maria Chiara Bornacin, la stessa condanna per sottrazione di minori è stata inflitta a Maria Elena Dagnino, madre di Chiara, Maria Bondi, ‘nonna’ paterna, Aldo Giusto, padre di Alessandro, Don Danilo Grillo, il parroco del comune di Cogoleto e don Francis Darbellay, responsabile della struttura in Val d’Aosta dove Maria-Vika rimase nascosta per 19 giorni.

La vicenda era iniziata l’ 8 settembre del 2006, quando Vika non sale sul pullman che la dovrebbe riportare in patria con una trentina di altri ragazzi.  «Piuttosto che far partire la bambina, preferisco finire in croce», dichiara il giorno dopo Chiara Bornacin, lei, che con il giovane marito Alessandro Giusto, giura di aver raccolto le confessioni di Vika. La piccola avrebbe raccontato ai due coniugi di aver subito abusi e persino violenze nell’ orfanotrofio di Vilejka.

Il Tribunale dei Minori,  che aveva temporaneamente affidato la bambina alla famiglia di Cogoleto,  dispone il trasferimento di Maria-Vika al suo paese d’ origine, con il vincolo di essere accompagnata dalle due psicologhe che la stanno seguendo ed eventualmente anche dai coniugi Giusto.

Due giorni prima del rimpatrio, però, Chiara ed Alessandro decidono di nascondere la piccola nel convento di Saint’ Oyen in Val d’ Aosta. E’ il parroco di Cogoleto, don Danilo Grillo, a metterli in contatto con padre Francis Darbellay, il priore del convento valdostano. E’ lui stesso ad ammettere di «averlo fatto e di rifarlo per il bene di Maria». Per la Val d’ Aosta, con la bimba, partono anche le nonne, accompagnate da don Danilo. A Saint’Oyen Vika rimane 20 giorni, fino a quando  la piccola è ritrovata da un giovane tenente dei carabinieri di Arenzano. Due giorni dopo, il Tribunale dei Minori dispone il rientro immediato in patria per Vika, con un volo di linea Roma-Minsk, che viene dirottato su Genova.

 

Una risposta a Bimba bielorussa "rapita" condannati i coniugi Giusto – L’appello ribalta la sentenza di primo grado

  • Angela scrive:

    Questa storia è stata tristissima. Io ero totalmente dalla parte della bambina, Vika, e condividevo il comportamento dei coniugi Giusto, che volevano solo proteggerla. Ora vorrei sapere: dove è Vika, come vive e se potrà mai tornare in quella famiglia da cui ha ricevuto tanto amore.

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