Simona Ruffini spiega dove nasce l’atteggiamento dei baby-criminali: “È facile a quell’età annullare l’identità di un giovane”. Non sono neanche maggiorenni, vanno ancora a scuola, ma si comportano come se fossero già «esperti» criminali. Escono di casa con un coltello in tasca, pronti a tirarlo fuori alla prima occasione.


 


Cosa scatta nella mente di un minorenne quando va in classe armato o esce la sera e porta con sé una lama?


 «Se un ragazzo ha come modelli genitori violenti è quasi normale che anche lui si comporti come loro».


 


A parlare è la psicologa e criminologa Simona Ruffini, secondo la quale è necessario prima di tutto vedere quali sono gli esempi per il giovane.


Dottoressa, quando un minore amplifica un atteggiamento violento?


«Quando si trova in gruppo, insieme con altri coetanei»


 


Cosa accade in quei momenti?


«Sparisce completamente l’identità del ragazzo. Nel gruppo la personalità, che a quell’età non è ancora solida, viene soppressa, annullata dagli altri adolescenti o da esempi negativi».


 


 E quindi decide di uscire di casa con un coltello?


«Sono i cattivi modelli a farli andare in giro armati. Ma lo fanno per motivi differenti».


 


Cioé?


«I minorenni possono mettersi in tasca un coltello perché in questo modo si sentono più forti, pronti a dominare sui coetanei e quindi diventare una sorta di “capo” da rispettare. Oppure chi esce con una lama nel giubbotto vuole proteggersi da chi invece intende aggredire chi considera più debole».


 


Può dipendere anche dalla mancanza di dialogo tra adolescenti?


«Certamente. I ragazzi, soprattutto quelli minorenni, difficilmente riescono a relazionarsi, a parlare e a risolvere così eventuali problemi».


 


E passano subito alla violenza.


«Sì, perché non si sentono sicuri, non sanno affrontare le difficiltà con il dialogo. È simile a chi si droga, è una persona debole che va aiutata».


 


 Dunque la responsabilità è sia della famiglia, sia delle amicizie sbagliate.


«Il problema dipende sempre dai modelli che seguono questi ragazzi. Spesso i giovani, quelli violenti, fanno parte di un gruppo, che annulla la loro identità, facendoli diventare violenti. Gli stessi ragazzi, se non frequentassero coetanei baby-criminali, molto probabilmente non uscirebbero di casa con un coltello».


Augusto Parboni


22/04/2009

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