Il Comune risarcisce la famiglia per l’ingiusto allontanamento del figlio. La Corte di cassazione (sentenza n. 20928 del 16 ottobre scorso) considera l’ente locale responsabile per l’incapacità e l’inadeguatezza dei suoi assistenti sociali che avevano, in maniera del tutto acritica, recepito i dubbi della maestra su presunte violenze sessuali commesse dal padre sulla figlia di sei anni. Un sospetto considerato un pericolo tanto reale da sollecitare il sindaco ad adottare un provvedimento di allontanamento della bambina dai genitori e dal fratellino. Misura adottata dal primo cittadino e ratificata dal Tribunale dei Minori.

Le indagini
Quando le indagini si erano però fatte serie, e in campo erano scesi consulenti tecnici e psicologi del tribunale, il castello di accuse messo in piedi dall’insegnante era crollato: nei sei mesi in cui la piccola aveva vissuto lontano da casa non erano emersi elementi compatibili con le supposte molestie. Il tribunale aveva disposto il rientro in famiglia con il supporto di un centro specializzato, tutela poi abbandonata.
Per la Cassazione è chiaro che il drastico provvedimento era il risultato dell’imperizia degli assistenti sociali. Un’inadeguatezza a gestire la situazione, rilevata non solo dal Ctu, ma “suggerita” dalla difesa del Comune. Con un autogol, infatti, il dito era stato puntato contro la maestra colpevole di aver suggestionato l’assistente sociale e la psicologa, presentate come vittime dell’insegnante. Per i giudici l’ammissione, involontaria, del Comune è la prova del deficit di professionalità degli operatori, incapaci di verificare l’affidabilità di una maestra che aveva messo in atto un comportamento inaccettabile, trasformandosi in detective improvvisata per condurre una personale e discutibile inchiesta.
Nella vicenda esaminata nessuno aveva fatto il passo giusto: quello di comunicare immediatamente i sospetti alla polizia giudiziaria o il pubblico ministero. Non lo aveva fatto l’insegnante e, soprattutto, non lo avevano fatto gli assistenti sociali, che avevano richiesto al sindaco un atto tanto traumatico senza aver acquisito alcun documento che giustificasse l’allarme.

Un provvedimento illegittimo
Il sindaco dal canto suo aveva adottato un provvedimento illegittimo, perché il potere del primo cittadino di intervenire direttamente in ambiente familiare è limitato (articolo 403 del codice civile) ai casi di abbandono morale e materiale e dunque a situazioni di disagio palesi. Mentre l’autorità amministrativa non può fare indagini o istruttorie su vicende delicate e complesse, rispetto alle quali la sola strada è la segnalazione alle autorità.
Il Comune non viene però condannato a risarcire per l’atto illegittimo, ma paga per la negligenza dei suoi dipendenti. Nel conto entrano anche le sofferenze subite dal fratello della bimba, al quale viene riconosciuto un indennizzo di 50mila euro, mentre 60mila vanno alla bambina, per un trauma che potrebbe segnare l’intera vita.

Tratto da http://www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com/art/amministratori-e-organi/2015-10-16/assistenti-sociali-inadeguati-comune-risarcisce-genitori-i-figli-tolti-ingiustamente-182848.php?uuid=ABbB3Hu

Una risposta a Assistenti sociali inadeguati, il Comune risarcisce i genitori per i figli tolti ingiustamente

  • Farinacci Mirca scrive:

    Bisogna formare un movimento che abbia il potere di cambiare le cose.L’operato dei servizi sociali deve essere controllato severamente: ad oggi hanno la piena libertà di scrivere o non scrivere, secondo ciò che conviene loro
    non certo secondo ciò che è bene per i minori. Svolgono un impiego di grandissima responsabilità e non se ne assumono alcuna. Conoscono perfettamente la realtà di una situazione, dove è eticamente e professionalmente doveroso intervenire ed eludono totalmente il loro dovere mentendo, negando. Bisogna creare un’organizzazione che abbia influenza a livello legislativo. Dobbiamo fare passare delle leggi che li costringano ad eseguire il lavoro che hanno scelto, con serietà. Sono pagati dai cittadini e ledono, rovinano la vita dei cittadini che hanno a che fare con loro. Sono lo strumento che i giudici hanno per decidere, quindi quando si inizia una causa si è costretti a rapportarsi con loro e ci si rende conto purtroppo della realtà delle cose. Fino a che nessuno si unisce loro saranno liberi di fare il “bello e cattivo tempo”: sanno che nessuno li controlla. Uniamoci. Io ormai sono fuori da una lotta dura anni, grazie alle loro false relazioni, non ho risolto nulla: ho perso una causa con il padre dei miei figli che deve essere accusato di alienazione genitoriale protratta per vent’anni e mai cesserà. I servizi sanno tutto per filo e per segno…non si sono mossi, ma, come ripeto, io ormai ne sono fuori: i figli sono cresciuti e ormai maggiorenni, ma sento in dovere di fare qualcosa per tutelare e proteggere chi avrà l’obbligo di relazionarsi con questa figura istituzionale. Chi sente questa necessità mi scriva. Sarà una battaglia lunghissima, ma come si può restare impassibili mentre si consumano drammi per colpa di questo sistema malato. Si tratta di bambini.

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