Il 25 luglio 2007 eravamo tutti dal notaio. Stavamo dando vita all’AMI. C’era un caldo torrido che fu addolcito dalla speranza di dar vita ad un’associazione forense che potesse espandersi a livello nazionale ed entrare nell’élite del mondo forense.

Sembrava una impresa folle e presuntuosa a cui, a parte i soci fondatori, nessuno avrebbe creduto. Eravamo quattro gatti, pieni di speranze, tra lo scetticismo generale.

La nostra lunga e onorata militanza nell’AIAF era stata però provvidenziale. Conoscevamo benissimo i meccanismi di un’associazione. Occorreva però creare un sodalizio diverso dagli altri, più concentrato sui problemi sociali, più presente per la gente, più capace di veicolare messaggi ed iniziative, più giovane, più federalista per dare ad ogni realtà giudiziaria la piena autonomia ed operare scelte sulla base della specificità dei territori.

La formula dell’AMI era già all’inizio del tutto moderna e innovativa. Occorreva soltanto lavorare senza fermarci un minuto, per passare dai buoni propositi ai fatti.

Sicuramente un giorno scriverò una sorta di diario di bordo della vita dell’AMI. Su un giornale, dati gli spazi ridotti, non è possibile sintetizzare dieci intensissimi anni trascorsi a duecento all’ora. Qui mi limiterò all’essenziale.

In dieci anni l’AMI ha organizzato più di mille eventi accreditati, si è diffusa un po’ ovunque, ha un suo giornale ufficiale e un portale che ha avuto milioni di visitatori, è presente nella commissione giustizia di Senato e Camera, partecipa a tutte le riunioni del CNF, sta per fondare la scuola di specializzazione.

Oggi è una grande e indiscussa realtà nel panorama forense nazionale.

Per chi aderisce oggi all’AMI è facile credere al nostro lavoro e ai nostri progetti, ma noi che l’abbiamo creata sappiamo bene quanto sia stato tutto maledettamente difficile (e quanto lo sia ancora oggi) per renderla sempre più grande e sempre più al passo con i tempi.

In pochi anni ci siamo radicati su quasi tutto il territorio nazionale, da Bolzano a Trapani, garantendo una formazione professionale di alta qualità e quasi sempre gratuita, con scarsissimi fondi a nostra disposizione.

Siamo nazionali per davvero e abbiamo creato una grande famiglia, una sorta di club.

I nostri congressi a Roma (come tanti altri eventi) sono stati straordinari, multidisciplinari, aperti alla gente, ai mass media. Abbiamo sostenuto battaglie sociali mettendoci la faccia fino ad ottenere nel 2013 il riconoscimento dal CNF con l’inserimento dell’AMI nell’elenco delle associazioni forensi maggiormente rappresentative. Pensate, dopo sei anni di vita, l’AMI era già stata messa al fianco delle associazioni più famose e prestigiose, che erano sorte prima di noi con diversi decenni in anticipo.

Nessuno dovrà mai dimenticare questo dato. E tutti noi dobbiamo essere orgogliosi di far parte di una grande associazione che ha compiuto una impresa semplicemente straordinaria, dando spazio a tutti.

L’AMI è stata il risultato dell’impegno di tanti valorosissimi avvocati, ma al tempo stesso ha consentito a tutti di crescere e mettersi giustamente in mostra a livello locale e nazionale.

Tutti dunque devono essere grati all’AMI, senza la quale il destino professionale di ciascuno di noi sarebbe stato del tutto diverso e tante amicizie e tanti rapporti professionali non sarebbero mai nati.

Abbiamo preso posizioni precise per l’affidamento condiviso, per il divorzio breve, per combattere lo stalking e i reati di genere, per equiparare tutti i figli, per tutelare i diversamente abili, per sostenere le battaglie bioetiche.

Ci abbiamo messo il cuore e questo non potranno negarlo nemmeno i nostri peggiori nemici o concorrenti.

Tante sono le associazioni forensi in Italia, tantissime, forse troppe, ma soltanto pochissime rappresentano la classe all’interno del governo nazionale degli avvocati. Noi siamo tra queste. Punto.

Ecco perché festeggeremo tutti insieme il nostro decimo anniversario a Roma l’8 luglio 2017 presso il bellissimo Hotel Sheraton Golf.

Sarà il nostro grande raduno, il segnale di appartenenza irrinunciabile e di gratitudine che ciascuno di noi deve sentire come un dovere e, soprattutto, come un momento di orgoglio.

Roma, maggio/giugno 2017

Gian Ettore Gassani

Presidente Nazionale AMI

 

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