Ha fatto molto scalpore negli Stati Uniti la notizia di una coppia di coniugi Elen e James Briggs che ha deciso di restituire il loro figlio adottivi, ormai sedicenne.

Alla base di tale triste decisione la coppia ha dichiarato che l’adolescente, negli ultimi anni, aveva offerto evidenti segnali di squilibrio mentale, fino al punto di molestare sessualmente, nel 2003, un bambino di 6 anni ed una bambina di 2.

I due coniugi hanno denunciato i responsabili di tale adozione per aver mentito sulla malattia mentale del minore adottato.

Grande scandalo, dunque, ma anche l’ostacolo rappresentato dalla circostanza che il bambino ha rifiutato di essere “disadottato”.

In America, infatti, in casi come questi, perché un bambino venga “restituito” occorre necessariamente il consenso di quest’ultimo.

La notizia di cui sopra ci riporta ad un caso accaduto nella provincia di Napoli laddove, una coppia ha rinunciato all’adozione di una minore proveniente dall’Est europeo, gravemente affetta da problemi mentali. La coppia, infatti, ha dichiarato di aver adottato questa bambina dopo che le Autorità del Paese di provenienza di quest’ultima aveva sminuito le turbe psichiche della minore, senza informare correttamente la coppia.

A differenza degli Stati Uniti, in Italia non serve il consenso del minore per la “disadozione”. Per cui è sufficiente, ai sensi della L.184/83, che una coppia dichiari, con motivi sufficientemente apprezzabili, di non intendere più continuare l’adozione del minore. A quel punto il Tribunale per i Minorenni non può fare altro che sospendere la potestà genitoriale dei due genitori adottivi ed affidare la minore ad una casa famiglia. Resta però in piedi l’obbligo dei genitori rifiutanti al mantenimento del minore.

Aldilà di ogni considerazione sono facilmente prevedibili i danni che un minore subisce in casi come questi, considerando l’ennesimo stato di abbandono e di rifiuto di cui è incolpevole vittima.

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