Perde il mantenimento se inizia a lavorare senza dirlo all’ex coniuge.

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Secondo quanto stabilito dalla Cassazione con l’ordinanza 617/2026, le prove documentali raccolte da un investigatore privato, quando vengono confermate attraverso la testimonianza diretta del professionista in aula, rappresentano elementi probatori di primaria importanza per il giudice. La norma che emerge dalla giurisprudenza italiana è chiara: se – attraverso fotografie, appostamenti e pedinamenti – si dimostra che un coniuge dichiara falsamente uno stato di indigenza mentre in realtà svolge regolare attività lavorativa, il diritto all’assegno di mantenimento viene automaticamente negato. La contraddizione tra quanto dichiarato e la realtà accertata sul campo diventa insormontabile. Il valore di queste indagini private risiede nella loro capacità di smascherare situazioni in cui la richiesta di sostegno economico si basa su presupposti falsi, proteggendo così chi sarebbe costretto a versare somme non dovute.

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